Le vie di Milano

26 December 2005 — Domini

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Nelle ultime settimane si discute dell’iniziativa che Letizia Moratti, candidato sindaco a Milano, ha assunto per la propria campagna elettorale, ossia la registrazione di circa 4mila domini .it corrispondenti alle strade della città (ad esempio via-desiderio.it, via-tucidide.it eccetera). Su questi siti vi sono dei blog divisi per territorio dove gli utenti possono indicare i propri desiderata e le proprie lamentele.
Il dibattito che si è aperto su quest’operazione si è focalizzato sulla definizione dell’immoralità della registrazione massiva di domini di valenza geografica, quindi pubblica. Tuttavia io non riesco a trovare l’utilità - e più in generale il campo di validità - della discussione su giusto o sbagliato, corretto o scorretto. Al di là del commentare la notizia con la naturale curiosità di chi passa parte del proprio tempo a seguire le vicende dei domini, non vedo alcun interesse nel giudicare il merito di questa operazione in quanto non particolarmente innovativa per quanto riguarda l’uso (o l’abuso?) che del DNS compie.
Forse qualcuno ancora ricorda l’iniziativa di alcune società come VaiTEL, Immobiliareuropea, ex gruppo Unione Sarda, ex Nichi Grauso, che nel 2000 a pochi mesi dalla famosa liberalizzazione registrarono centinaia di domini corrispondenti a località sarde (vaiolbia.it, vaioristano.it ecc. oggi passati in eredità a Zuncheddu). Quello fu senz’altro il più invasivo accaparramento di nomi geografici. Ebbene, quali ripercussioni ha avuto quell’operazione? Quali effetti negativi ha prodotto sull’ordinato esercizio delle pubbliche funzioni della rete? Quale violazione di diritti altrui ha perpetrato?
Il problema vero è che negli ultimi dieci anni il DNS, nato per identificare comodamente nomi di host, ha assunto la funzione di un directory service. Negli ultimi anni poi si è addirittura arrivati all’accaparramento per migliorare i risultati nei motori di ricerca: sono quindi più dannosi i domini della Moratti, tutti riconducibili ad una singola operazione riconoscibile e pubblicitaria in sé, oppure le migliaia di aziende che registrano 30-40 domini con tutte le declinazioni dei propri settori merceologici?
Ma insomma, è corretto o non è corretto? Pur non essendo un elettore della Moratti sono propenso a considerare interessante la sua operazione, per il fatto che comunica un uso civile locale, territoriale della rete. In termini macroscopici è il corrispettivo del Google Maps; se non funzionalmente almeno per la sua comunicazione e per il terreno su cui cerca di spostare la campagna elettorale.
Come poi qualcun’altro ha notato, queste polemiche paradossalmente hanno un effetto ancor più pubblicitario per Letizia Moratti che non i 4mila siti da lei aperti, destinati a morire dopo le elezioni.

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