Contestualismo e libera espressione

14 December 2005 — Architetti e architetture

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Il progetto originale di MeierPrima o poi in queste pagine si tratterà della questione Meier/Ara Pacis, ma per ora -propedeuticamente- occorre chiarire una cosa elementare. Sovente quando si discute dell’opportunità di piazzare nuove architetture in un’area storica, possibilmente con linguaggi dirompenti rispetto al contesto, si sente ripetere una filastrocca: l’artista, secondo alcune persone (si noti l’artista e non l’architetto), è libero di esprimersi senza condizionamenti o sovrastrutture concettuali che ne riducano l’autenticità. La discussione quindi dovrebbe ridursi subito al cosa ci vuole dire, cosa ci vuole comunicare eccetera eccetera. Poi, per prevenire una qualsiasi residua buona intenzione dialettica, si chiude il discorso dicendo che è questione di gusti.
A costoro sfugge che un’architettura non è un dipinto, non è un brano musicale, non è un film: un’architettura ha valore impegnativo e permanente per le persone ed i luoghi che interessa, e quindi non è mai un’espressione libera d’artista. O meglio, non deve esserlo perché in questi termini ha tutte le premesse per tramutarsi in un danno.
Su tematiche attinenti si addurranno prossimamente riferimenti critici e riflessioni meglio articolate.

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