Sepolto due volte il Porto di Ripetta

15 July 2006 — Architetti e architetture

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Il Porto di RipettaIl Comune di Roma ha annunciato i dieci studi di architettura ammessi alla seconda fase del concorso per la riprogettazione di piazza Augusto Imperatore. L’intervento, curiosamente e in barba ad ogni logica, viene promosso solo dopo la costruzione del tanto sospirato Museo dell’Ara Pacis: ci si propone di collegare la nuova opera con il Tevere e di riqualificare l’area archeologica del Mausoleo di Augusto. In realtà appare di tutta evidenza come un tentativo di rimediare al grossolano errore commesso con l’affaire Meier, a cominciare dal metodo: in questo caso non solo è stato indetto un concorso di progettazione, ma tra i requisiti per ogni gruppo partecipante c’è la presenza di un archeologo, di uno storico dell’arte, di un esperto in restauro e un esperto in progettazione del paesaggio. Non solo: sono obbligatori un sopralluogo collettivo e la partecipazione a due seminari di approfondimento. Insomma, c’è tutto quel che denuncia una sottile coda di paglia. La domanda è ovvia: perché solo ora tutta questa attenzione e non prima di fare ciò che è stato già fatto? E perché progettare l’insieme solo dopo l’intervento del Meier, quando la logica suggerirebbe l’ordine esattamente inverso? Quale ruolo gioca, in queste condizioni, la forzata “preesistenza” della nuova Ara Pacis?
Ma veniamo al concorso in via di svolgimento. Tra i dieci studi ammessi troviamo una grande presenza di italiani e di romani; è cosa sicuramente positiva, e probabilmente in linea con l’elemento “coda di paglia” sopra menzionato. I nomi sono ben noti negli ambienti accademici romani: solo di Valle Giulia troviamo Franco Purini, Daniela Fonti, Michele Molè, Marcello Fagiolo, Alessandro Viscogliosi, mentre altri nomi influenti nell’area politico-universitaria romana che spiccano sono quelli di Paolo Rocchi, Renato Nicolini e Luigi Prestinenza Puglisi, e poi ancora troviamo quelli di Mario Manieri Elia e Marco Dezzi Bardeschi. Insomma, loro ci sono tutti.
Come si usa dire, sono le assenze che si fanno sentire e non poco: dove sono Paolo Portoghesi e Paolo Marconi? Non ci sono. A registrarlo in maniera sanguinariamente funerea è Giorgio Muratore, che non risparmia accuse nei confronti degli assetti romani, sempre più forti e spudorati. Non c’è bisogno di ricordare in queste righe come i nomi di Portoghesi e Marconi siano probabilmente quelli in assoluto più autorevoli per l’intervento oggetto del concorso, vista tra l’altro la loro pluriennale dedizione al tema specifico; tuttavia è senz’altro il caso di dire fermamente che con questa esclusione muore la possibilità di fare del Porto di Ripetta non solo una bell’opera di recupero, ma un grande tema di studio, confronto, analisi e promozione del dibattito sulla città storica.
È una delle infinite Occasioni Sprecate™ che hanno fatto e continuano a fare la storia urbanistica di Roma.

Le bonheur des uns

1 July 2006 — Fregnacce