Contro la Notte Bianca

11 September 2006 — Fregnacce

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FollaIeri mattina uscendo di casa mi sono trovato a camminare su un soffice manto di monnezza dallo spessore mai visto, che continuava anche dentro i cancelli condominiali e le recinzioni delle aree archeologiche. Poi mi è caduto l’occhio sui muri degli edifici, decisamente provati dall’estrosità grafica degli artistici passanti, e infine sull’arredo urbano: panchine sfasciate, ringhiere divelte, persino le brutte palle metalliche delle piazze del centro erano state sradicate dal terreno. Povera città. Insomma, se pensavo che solo con la finale dei mondiali di calcio si potesse toccare il peggio mi sono dovuto largamente ricredere.
Ora, non si tratta di perbeniste lamentele da signora settantenne, ma di banali dubbi dell’uomo della strada. Il sindaco dice tutto contento che lo Stato ha incassato 25 milioni di euro grazie alla nottata: ottimo, splendido, ma… siamo sicuri che per un’affare del genere soldi valga la pena spremere così il nostro centro storico e metterlo a dura prova? Siamo poi in un periodo in cui - si veda la Biennale - gli architetti parlano e straparlano della “città del futuro”, della vivibilità dei centri urbani eccetera, e invece qui si concentra tutto nelle stesse ore e in un fazzoletto di pochi chilometri quadrati.
Sull’evento in sé c’è poco da commentare: gli eventi culturali in questa edizione hanno definitivamente lasciato il passo al divertimento puro e semplice, e per la quantità di gente in giro è difficile raggiungere qualsiasi luogo. Ciò non toglie che lo spirito della “grande ammucchiata festosa” sia desiderabile per molte persone, e non è infatti oggetto della critica. Il problema è più ampio (ancora una volta tocca dire “il problema è politico”): le situazioni di massa sono sempre un rischio per la collettività, a partire dalla sicurezza fino all’aspetto educativo. Quest’ultimo in particolare, se si considerano le realtà sociali degradate molto presenti nella nostra metropoli, è sicuramente presente sebbene forse in negativo. Un evento come la “Notte bianca”, così come il Capodanno e i festeggiamenti per la nazionale di calcio, porta le persone ad una deresponsabilizzazione; da qui nascono il teppismo e l’atteggiamento permissivo nei confronti dei tanti abusi che si compiono (si pensi al tram distrutto dai tifosi in diretta televisiva e commentato dai giornalisti come “una manifestazione di tripudio”): lo Stato si fa carico poi silenziosamente delle riparazioni e della copertura delle conseguenze. Questo è per l’appunto molto diseducativo e dannoso sulla lunga scadenza. Lo Stato preferisce regalare ai cittadini una tantum un’occasione di sfogo estremo per coprire i disagi sociali e le mancanze culturali o infrastrutturali della vita “diurna” di tutto l’anno. È la politica del “panem et circenses”, un’affarone molto redditizio economicamente e politicamente. E finché è conveniente economicamente forse è giustificabile, per quanto alcune correzioni sarebbero utili: tra queste forse la scelta di un tema di fondo con valore educativo (il risparmio delle risorse, il mare, l’Africa - tanto cara al sindaco -, l’Europa eccetera) e la scelta di decentralizzare tutti gli eventi (per arricchire una volta tanto i ristoratori di periferia anziché quelli di Campo de’ Fiori).

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